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martedì 21 luglio 2020

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Vince la linea dell’Italia

L’accordo sul Recovery Fund segna un passaggio cruciale nella politica delle istituzioni comunitarie. Vince la linea dell’Italia che si è battuta per una risposta all’altezza delle sfide che abbiamo di fronte. Un risultato straordinario ottenuto grazie alla fermezza del Presidente Conte che rappresenta una svolta storica per l’Europa».

Con l’intesa raggiunta dal Consiglio straordinario europeo sul Recoveru Fund da 750 miliardi le istanze di crescita e solidarietà prevalgono su austerità ed egoismi all’interno dell’Ue. È un cambio di prospettiva che tutela gli interessi del nostro Paese ma anche le stesse prospettive future dell’Europa. L’impegno dell’Italia è stato determinante per il buon esito del negoziato che apre una nuova fase», ha spiegato Fraccaro.

«Con le dotazioni del bilancio pluriennale le risorse complessive stanziate ammontano a 1.800 miliardi di euro, un piano ambizioso e adeguato ad affrontare la crisi che ha investito tutti i Paesi. L’Italia in particolare, con 209 miliardi di euro dal Recovey Fund e 36 miliardi in più rispetto alla proposta iniziale, ottiene uno stanziamento estremamente corposo che consentirà di rilanciare l’economia, modernizzare il sistema-Paese e favorire la transizione ecologica. Un’opportunità senza precedenti che ci consentirà non solo di affrontare l’emergenza ma anche di progettare la ripartenza dell’Italia all’insegna della crescita sostenibile», ha concluso.

sabato 11 luglio 2020

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Stato di emergenza Conte estende il provvedimento Covid fino al 31 dicembre

Il premier Conte ha deciso di estendere il provvedimento che termina in teoria il 31 luglio in modo da poter ancora emanare, se ne ce fosse bisogno, nuovi Dpcm, i decreti del presidente del Consiglio che hanno accompagnato gli italiani durante la fase 1 e 2 dell’emergenza Coronavirus.
Il governo prorogherà lo stato di emergenza per COVID-19 fino al 31 dicembre 2020. Il Messaggero scrive che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha deciso di estendere il provvedimento che termina in teoria il 31 luglio in modo da poter ancora emanare, se ne ce fosse bisogno, nuovi Dpcm, i decreti del presidente del Consiglio che hanno accompagnato gli italiani durante la fase 1 e 2 del Coronavirus. La spinta arriva dal Comitato tecnico scientifico e anche al Ministero della Salute sono consapevoli che sarà un passaggio necessario.
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Scoperto il piano anti governo di Salvini, Berlusconi, Renzi e Prodi.

A me risulta molto chiara la strategia intrapresa da tutti i partiti, sempre insieme appassionatamente, per spianare la strada a nuovi ingressi in maggioranza o per far abbassare la testa al M5S che pretende la revoca delle concessioni autostradali ai Benetton. La prima parte della strategia in questione ha, come da prassi consolidata, la complicità dei media che lasciano dire, a canali unificati, al politicante di turno, che i parlamentari 5 Stelle sono tutti “scappati di casa”, disoccupati cronici e nullafacenti convinti. Sono, quindi, poveracci morti di fame che già solo per questa ragione non manderanno all’aria qualsiasi governo verrà loro proposto».

Così su Facebook la senatrice del Movimento 5 Stelle ed ex ministra del Sud Barbara Lezzi.

Beh, prendiamo me per esempio. Lavoro da quando avevo 19 anni, ininterrottamente. A quasi 41 anni vengo eletta in Senato con 21 anni di contributi già versati, una casa comprata con un mutuo e una macchina senza pretese ma comoda. Per queste ragioni, a circa 25 anni decido di andare a vivere per conto mio, pensate un po’ senza la necessità di scappare da casa ma ricevendo un bell’abbraccio dai miei genitori che mi garantirono che la porta di casa sarebbe rimasta sempre aperta per me. Ora sono in aspettativa. Sono stata spesso insultata perché sarei, a secondo dell’urlatore di turno una povera commessa, impiegata, ragioniera. Eh sì, perché per i brillanti politici di destra e sinistra il lavoro puzza, è una cosa brutta e cattiva. Ma come?!?! Questa non vive di denaro pubblico e vuol fare politica? D’altronde, chiedetevi cosa potrebbe mai fare per vivere Salvini? Immaginatelo a cercare lavoro, alzarsi presto la mattina, rispettare orari e funzioni. O, magari, immaginate Renzi o Faraone, Zingaretti o Francescini mentre vanno ad iscriversi all’ufficio di collocamento. Ah no, loro sono sempre garantiti da qualche fondazione o consiglio di amministrazione di qualche azienda pubblica», ha sottolineato Lezzi. 

La strategia» – prosegue il post – «vuole portare i cittadini a convincersi che saremmo noi quelli disposti a tutto pur di non tornare a casa. È vero il contrario. Sono tutti gli altri disposti a passare su 43 morti pur di non intaccare i loro interessi, pregressi e futuri. Sono capaci persino di dire che il M5S starebbe usando le vittime del ponte di Genova. Usando per cosa?
Noi non li dimentichiamo, gli altri vogliono ignorarli. Perché, ricordiamolo sempre, la storia delle concessioni è una questione di soldi, tanti soldi. È la storia di un inganno avviato da D’Alema, Prodi e Draghi e perfezionato da Berlusconi.
Ed è anche questa la ragione per la quale Salvini ha sempre ostacolato la revoca: non poteva disturbare il Cavaliere».

«Al contrario di questa gente, io non ho strategie. Non ho paura di tornare a casa dove mi aspettano un lavoro, una famiglia e una vita dignitosa. Perché i morti si onorano con le azioni e non con le passerelle e perché, se cedessimo e ignorassimo le vite spezzate dei nostri 43 concittadini, saremmo pronti a fare passi indietro su tutto.
E il Movimento 5 Stelle non è pronto a tutto. Abbiamo promesso ai familiari e ai cittadini italiani che avremmo revocato le concessioni. Non ci sono altre strade», ha concluso Lezzi. 

venerdì 10 luglio 2020

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L’ultimatum di Conte arriva proposta irrinunciabile o ci sarà la revoca"

Il presidente del Consiglio, intervenendo a margine del primo test sul Mose a Venezia, ha rinnovato l'ultimatum alla società. Ha anche confermato che durante l'incontro al ministero delle scorse ore, i tecnici hanno ribadito che le proposte di transazione di Aspi sono "irricevibili".
O arriva una “proposta irrinunciabile” da Aspi nelle prossime ore oppure il governo procederà con la revoca della concessione sulla rete autostradale. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, intervenendo a margine del primo test complessivo sul Mose a Venezia, ha confermato l’ultimatum ad Autostrade per l’Italia. “Non possiamo più regalare soldi a nessuno”, ha detto, “e men che meno ai privati”. Una posizione confermata dalla ministra delle Infrastrutture Paola De Micheli poco dopo: “Abbiamo ancora poche ore per attendere questa risposta, credo che Aspi sia nelle condizioni di capire e di sapere, dopo un lungo percorso che ha attraversato questi mesi, che cosa è quell’interesse pubblico indicato dal presidente del Consiglio”.
L’ultimatum di Conte – L’intervento del premier, che in parte era già stato confermato in un colloquio con la Stampa ieri mattina, è molto significativo perché arriva il giorno dopo l’incontro al ministero dei Trasporti dei tecnici del governo con i vertici dell’azienda. “In questi giorni”, ha spiegato oggi il presidente del Consiglio, “si sta completando la procedura di revoca, che è in corso. Ieri c’è stato un incontro presso il ministero delle Infrastrutture, in cui i tecnici del governo hanno rappresentato alla controparte e confermato le ragioni per cui le loro proposte di transazione non sono accettabili. Lo avevamo già detto. lo avevamo anticipato per le vie brevi, ieri è stato confermato, e a questo punto la procedura di revoca o arriva in extremis una proposta cui il governo non potrà dire di no, perché particolarmente vantaggiosa per la parte pubblica, oppure alla fine termina con una revoca”. 
E il motivo, ha detto ancora Conte nasce dalla tutela dell’interesse pubblico: “Noi ci occupiamo di tutelare l’interesse di tutti i cittadini italiani, alla manutenzione, alla sicurezza delle infrastrutture, agli investimenti e all’equilibrio economico-finanziario delle concessioni. Non possiamo regalare soldi a nessuno, men che meno ai privati”.

giovedì 9 luglio 2020

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Un bengalese sfida ogni legge é positivo e gira mezza Italia

Scatta l'allarme sanitario: gli inquirenti tentano di ricostruire l'intero tragitto del bangladese e di ritrovare tutti gli eventuali possibili contagiati: un'impresa ardua, specie per quanto riguarda gli spostamenti effettuati con treno regionale.

Rientrato in Italia lo scorso 23 giugno con un volo proveniente da Dacca, capitale del Bangladesh, era finito in isolamento domiciliare fiduciario. Ciò nonostante, ha deciso comunque di non rispettare le restrizioni e di mettersi in viaggio verso l'Emilia Romagna.

Al rientro alla stazione di Roma Termini, le sue precarie condizioni fisiche hanno attirato l'attenzione degli agenti della locale Polfer: rilevata una temperatura corporea superiore alla soglia di sicurezza, questi ultimi hanno fatto scattare subito l'allarme sanitario. Ora lo straniero affetto da Coronavirus, si trova ricoverato al policlinico Umberto I, ma il problema maggiore per gli inquirenti, entrati immediatamente in azione, sarà quello di ricostruire il tragitto del 53enne e ricercare eventuali persone entrate in contatto con lui o addirittura contagiate. Un percorso a ritroso difficile, se non addirittura impossibile, da effettuare, anche a causa dei racconti decisamente confusionari dell'extracomunitario.

Riavvolgendo il nastro, per il momento sappiamo con certezza che per quest'ultimo, giunto a Fiumicino con un volo proveniente dal Bangladesh martedì 23 giugno, era stato determinato dalle autorità un periodo di isolamento fiduciario di due settimane. Residente a Roma, il bangladese aveva comunque intenzione di spostarsi verso nord, per la precisione verso Milano Marittima (Ravenna).

Secondo quanto riportato da "Il Messaggero", il 53enne avrebbe riferito di aver affrontato la prima parte di viaggio (quella verso Rimini) utilizzando un taxi privato. Fin qui, dunque, solo una persona, ovvero il conducente, potrebbe aver avuto un contatto pericoloso col bangladese. È quanto accaduto in seguito a suscitare le maggiori preoccupazioni, dato che lo straniero da Rimini avrebbe poi proseguito coi suoi spostamenti, raggiungendo la destinazione finale e poi le Marche (a Falconara), prima di fare rientro sempre in treno a Roma.

Negli ultimi due spostamenti, quindi, l'extracomunitario avrebbe utilizzato dei convogli regionali, solitamente affollati, nei quali il mantenimento della distanza di sicurezza è decisamente più problematico. Sono questi i tragitti che preoccupano maggiormente gli inquirenti a causa del verificarsi di molteplici possibilità di contagio. Tornato a Termini, il 53enne aveva tosse e febbre, indizi che hanno fortunatamente attirato su di lui le attenzioni dei preposti agenti della Polfer a Termini.

Sicuramente positivo e sintomatico nel viaggio dalla Romagna al Lazio, resta anche il dubbio, non chiarito, che il 53enne potesse esserlo fin dall'arrivo in Italia. In questo caso anche la prima parte del suo viaggio (quella da Roma a Rimini e poi Milano Marittima) sarebbe da monitorare con altrettanta attenzione.

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Gassmann torna all’attacco contro Salvini sui social: “Lui e Bolsonaro due cogl

Alessandro Gassmann torna con uno dei suoi tweet al vetriolo e va a colpire il Presidente del Brasile Jair Bolsonaro, risultato positivo al coronavirus, e – per non perdere l’abitudine – il leader della Lega Matteo Salvini. I due sono stati spesso accostati sia per le dichiarazioni rilasciate sia per il populismo estremiste che esprimono. Gassmann, quindi ci ha tenuto a commentare la notizia della positività di Bolsonaro, e lo ha fatto a modo suo, in modo ironico e in romanesco: “Er coso Brasigliano s’è pijato er covid, sto poraccio… daje a dije metti a maschera, nun fa ’r cojone, dai l’esempio… gnente, ha fatto come voleva e mo so cazzi sua… e meno male che in Italia nun ce stanno cojoni così!!! ah…dimenticavo… scusate, ho detto na stronzata”. E sotto mette la foto di Salvini.
Gassmann, quindi, ha dato direttamente dei “coglioni” a Salvini e Bolsonaro. Non è la prima volta che l’attore passa all’attacco contro il leader della Lega, portando così avanti uno scontro social che va avanti da diverso tempo. “Non ho votato Salvini, non condivido in nessun modo le sue idee”, ha più volte detto Gassmann. In passato, tramite Twitter, l’attore aveva già attaccato Salvini. Era il 2016, e Gassmann aveva commentato la vittoria della Brexit con una foto del leader del Carroccio, immortalato durante una smorfia.

mercoledì 8 luglio 2020

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Ecco la stangata finale: Salvini va' a processo.

Difenderò qualunque leghista indagato da quella schifezza che si chiama magistratura italiana che è un cancro da estirpare", parole che hanno comportato l'apertura di un fascicolo nei confronti del leader del Carroccio, a processo il prossimo 19 ottobre.

Vilipendio dell'ordine giudiziario,. Questo il capo di imputazione contestato a Matteo Salvini e dal quale l'ex ministro dell'Interno dovrà difendersi in un'aula del tribunale di Torino lunedì 19 ottobre. Un'udienza che, in realtà, era in previsione per lo scorso 2 marzo, ma che poi venne rinviata a causa dello scoppio improvviso dell'emergenza coronavirus sull'intero territorio nazionale.

La procura della Repubblica di Torino aveva aperto un fascicolo a causa delle frasi pronunciate dal leader del Carroccio durante un comizio tenuto presso il Palasport di Collegno durante il 14 di febbraio del 2016, ritenute lesive nei confronti della magistratura.

Salvini aveva parlato dell'inchiesta "Spese Pazze", nella quale erano rimasti coinvolti alcuni colleghi di partito della Liguria e del Piemonte: risultato di questa la condanna a 3 anni e 5 mesi di Edoardo Rixi, allora vicesegretario. "Difenderò qualunque leghista indagato da quella schifezza che si chiama magistratura italiana che è un cancro da estirpare", aveva tuonato allora Salvini dal suo palco.

Una frase che non aveva lasciato per nulla indifferente il procuratore della repubblica di Torino, in quel momento Armando Spataro, il quale non aveva perso tempo a procedere nei confronti dell'allora europarlamentare leader del Carroccio. Un fascicolo aperto tra l'altro poco prima di andare in pensione, e successivamente affidato alle cure del successore, ovvero il procuratore aggiunto Emilio Gatti.

Numerose le sollecitazioni inoltrate al ministero della Giustizia per poter procedere nei confronti di Salvini, con Bonafede che autorizzò l'inchiesta dopo circa due anni e mezzo dal fatto incriminato. Una decisione che sollevò un vespaio di polemiche, con la legale del leader della Lega che chiese immediatamente di ridefinire il caso, in realtà più vicino ad una "diffamazione" piuttosto che ad un "vilipendio". Una richiesta rispedita al mittente da parte del giudice incaricato. "Bisogna distinguere tra corpo della magistratura e ordine giudiziario. Così come tra il vilipendio, che è un attacco al potere giudiziario e alla sua funzione, e la diffamazione", aveva dichiarato allora Claudia Eccher. "Le parole di Matteo Salvini sono state una legittima espressione di critica verso quei giudici che, nell’esercizio delle loro funzioni, fanno attività politica e avvelenano l’operato degli altri magistrati".

L'avvocato ha commentato anche nelle scorse ore la notizia del prossimo processo, ribadendo ancora una volta "la piena disponibilità da parte di Salvini a partecipare all’udienza".

Vince la linea dell’Italia

L’accordo sul Recovery Fund segna un passaggio cruciale nella politica delle istituzioni comunitarie. Vince la linea dell’Italia che si è ba...